Black Haze Forum

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QuellaCheNonSei

Tra tutte le festività che amavo ricordare il giorno del compleanno delle persone alle quali tenevo era una di quelle. Tutte le altre solitamente le consideravo solo dei giorni che erano stati scelti tra gli altri solo per far aumentare il consumismo e non perchè quella precisa data avesse un significato importante. Odiavo dover seguire per forza le festività che ci imponeva la società. Odiavo chi si ricordava di fare un regalo solo a natale, giusto perchè era tradizione farlo. Era come se tutto perdesse valore, come se non ci fosse un po' di coinvolgimento personale, come se quel sentirsi quasi obbligati rendesse tutto statico e privo di intensità. Preferivo piuttosto i regali inaspettati. Come quando magari passaggi per le vie della città e ti capita di vedere un oggetto, un capo d'abbigliamento, un libro...insomma, qualcosa che ti fa ricordare immediatamente una persona, qualcosa che spontaneamente ti viene voglia di far avere a quel qualcuno.
Solitamente facevo così, lasciavo che fosse l'istinto ad avere la meglio, mettendo anche nel più piccolo pensiero un po' di me, giusto per renderlo davvero personale, per donare insieme al regalo qualcosa in più, qualcosa che andava un po' oltre.
Ma, come ho detto prima, ciò che faceva eccezione era proprio il compleanno. Il giorno più importante dell'anno, quello che andava festeggiato per davvero. Perchè era quello della nascita, quello in cui le persone a cui volevi bene erano venute al mondo. Tutte le altre date segnate sul calendario perdevano importanza di fronte a quella. Avevo sempre sostenuto che bisogna fare in modo di rendere speciale quella giornata, che bisogna far capire al festeggiato in questione l'importanza che riveste nella tua vita.
Era il 24 febbraio. Me lo aveva detto solo una volta, ma avevo fatto in modo di ricordarmelo. Del resto non mi sarei mai perdonata una dimenticanza. E per fortuna non me n'ero dimenticata.
Era il compleanno di Sam. E questo rendeva quel giorno di un'importanza quasi vitale. Dovevo cercare di fare in modo che tutto fosse perfetto, che nulla fosse fuori posto. Volevo fargli passare una bella giornata, una di quelle che ricordi con un sorriso.
Ormai erano 3 mesi che stavamo insieme. Quando ci pensavo ancora non ci credevo, ancora non riuscivo a rendermi conto di quanto fosse cambiata la mia vita. Dal giorno del nostro incontro ogni attimo aveva acquisito un sapore diverso, ogni gesto o parola avevano preso significato. Avevo capito di amarlo, di non poter fare a meno della sua presenza nella mia vita, di volerlo accanto per davvero. E fortunatamente era stato così. Fortunatamente non mi aveva mai delusa, aveva reso la mia vita speciale, degna di essere vissuta intensamente.
Volevo riuscire a ridargli almeno in parte quello che lui aveva dato a me. Speravo di riuscire a farlo ogni giorno, speravo di dimostrargli ogni piccola sensazione che mi viveva dentro grazie a lui; ma ovviamente da quella mattina era fondamentale che lo capisse per davvero, che non avesse nemmeno un'ombra di dubbio sui miei sentimenti.
Era da un po' di tempo che ci ragionavo su. Avevo cercato di organizzare tutto nei minimi dettagli.
Fortuna che sembrava partire tutto a meraviglia. Per fare in modo che non si accorgesse di nulla avevo dovuto compiere un piccolo "furto". Sapevo che teneva una scorta delle chiavi di casa, così me ne ero appropriata senza che se ne rendesse conto. Non lo avrei mai fatto se non ci fosse stata una buona ragione, ovviamente. Speravo solo che quando lo avrebbe scoperto non si sarebbe offeso; sarebbe stato un peccato mortale se si fosse rovinato tutto per quel piccolo particolare.
Ormai ero a conoscenza dei suoi orari; sapevo più o meno a che ora usciva di casa al mattino per raggiungere il locale. Non appena fui sicura che era già uscito, mi catapultai nella sua abitazione.
Dovevo preparargli le valigie. Lo avrei portato in montagna, in uno di quegli chalet che in realtà assomigliano a piccole città sulla neve. Avremmo passato un weekend tra centro benessere, discoteca, ristorante e magari avremmo anche imparato a sciare. O almeno io avrei imparato. Non sapevo se a lui piaceva farlo, non ne avevamo mai parlato. Speravo solo che non fosse una brutta decisione, che gli piacesse quella mia idea. Dovevo ammettere che temevo una sua reazione negativa, era da quando avevo organizzato tutto che avevo iniziato a farmi complessi di ogni genere, impaurita da un effetto non desiderato di quella "sorpresa".
Cercai di prendere tutto il necessario, di non dimenticare nulla. In realtà mi sentivo un po' in colpa per quel mio frugare nei suoi armadi, ma lo facevo per una giusta causa. Dovevo smetterla di preoccuparmi, piuttosto dovevo iniziare a sbrigarmi, altrimenti avrei rischiato di rovinare ogni cosa.
Una volta aver controllolato per l'ennesima volta che ci fosse tutto, uscii di casa sua con la valigia che gli avevo preparato, caricandola in macchina vicino alla mia.
Sospirai, salendo alla guida e dirigendomi al locale.
Ero agitatissima, quasi come se da un momento all'altro avessi dovuto affrontare l'esame più difficile di tutta la mia vita. Era stupido in effetti, ma non riuscivo a calmarmi. In ogni caso avrei dovuto farlo, non potevo certo presentarmi in quello stato. Invece di un compleanno speciale sarebbe sembrato un film horror. Chissà cosa avrebbe pensato...Per carità, meglio fare qualche respiro profondo e dimostrasi il più naturale possibile.
Parcheggiai la macchina nel parcheggio vicino al locale, per poi varcare la soglia dello stesso dopo poco.
Mi guardai intorno, scoprendo che Sam non era lì. Probabilmente era negli uffici.
Salutai qualche ragazzo che lavorava lì, ormai mi conoscevano quasi tutti. Era fantastico essere guardata in quel modo, sembrava che lo facessero con rispetto, sapendo che ero la ragazza di Sam. Wow. pensarlo mi faceva ancora emozionare. Non avrei mai smesso di reagire in quel modo. Tutto quello che riguardava lui era fonte di grande emozione per me.
Mi avvicinai al bancone del bar, dove intravidi il ragazzo con il quale mi ero messa d'accordo e al quale avevo chiesto un aiuto; giusto per fare in modo di tenere Sam libero per il weekend. Fortunatamente mi aveva dato una mano, così era stato molto più semplice rendere fattibile l'idea che avevo avuto.
Mi confermò tutto, dicendomi che Sam era proprio negli uffici. Lo ringraziai, congedandomi e incamminandomi all'interno dell'edificio.
Non appena arrivai davanti alla porta del suo ufficio, bussai alla porta. Sospirai, sorridendo tra me e me. Mi succedeva spesso ormai. Ogni volta che pensavo a lui o che stavo per vederlo iniziavo a sorridere e ad illuminarmi. Era come se rilucessi di una luce strana che arrivava a farmi brillare gli occhi.
Aspettai che mi desse il permesso di entrare, fremendo per vederlo e per dare il via a tutta quella che speravo si rivelasse una bella sorpresa.

»LastHope

Quella giornata non era cominciata proprio come avrei potuto desiderare. Solitamente di primo mattino ero sempre nervoso, attaccabrighe e musone, un pò come i bambini quando non ottengono ciò che vogliono.
Negli ultimi tempi, e precisamente da tre mesi a questa parte, avevo modificato questo mio temperamento. Non l'avevo nemmeno fatto di mia spontanea volontà, ma era praticamente l'ascendente che lei aveva su di me a farmi dare sempre il meglio, a mostrare la parte migliore di me, perchè è così che lei mi faceva sentire giorno dopo giorno.
Migliore. E fortunato. Fortunato ad averla accanto, ed altrettanto fortunato perchè nonostante ero certo del mio amore per lei, dopo tutto questo tempo ancora faticavo a dirle che l'amavo.
Non che qualcuno ci corresse dietro, nè volevo che fosse qualcosa di forzato, ma...Avevo paura della sua reazione.
Certo prima la mia scusa era la troppa tempestività nel dirle quello che sentivo, ma più passava il tempo più aumentava quella cosapevolezza per cui le avrei dovuto esternare il mio amore. Facevo del mio meglio per dimostrarglielo, e forse l'aveva anche capito; parliamoci chiaro, non era di certo una stupida.
C'era sempre stata una netta separazione tra il dire e il fare. E c'è chi sostiene che c'è bisogno esclusivamente dell'uno o dell'altro. Io credevo nella semplice coesistenza di entrambe le cose. Non c'era parola detta con il cuore che non avesse un suo peso, così come un gesto da solo non avrebbe lo stesso significato se non accompagnato da un pensiero sincero.
Potevo ancora provare dubbi nel definire quello che sentivo chiamandolo amore. Ma se amore vuol dire desiderio di tenerla stretta, ansia nel rivederla, angoscia quando ti manca, se amore è paura, paura di perderla, allora io l'amavo da morire.
Sarei apparso come uno sfigato agli occhi dei miei amici, ma da quando c'era lei io stavo meglio. Ero felice, come se avessi trovato la mia strada, come se non avessi bisogno di nient'altro che lei.
Mi faceva sentire come il Romeo del XXI secolo, e cosa più improbabile ne andavo anche fiero. Sentirmi innamorato era ciò che di più bello mi poteva accadere.
Riprendendo il discorso iniziale, beh la giornata non si presentava affatto buona. Blu mi aveva detto che non ci saremmo potuti vedere, ed io mi ero arreso all'idea di passare quella giornata a lavoro, pronto a riempire il vuoto lasciato da lei con tutte quelle stupide carte da riempire e compilare.
Eppure non me la toglievo dalla testa. Riuscivo a concentrarmi per una decina di minuti al massimo, poi finivo per incantarmi e ripensare cento e mille volte ancora a lei, ai suoi gesti, al suo profumo, alla sua dolcezza che finiva per coinvolgermi completamente.
Era il mio compleanno. Chissà se se lo sarebbe ricordata.
Non amavo essere il festeggiato, anzi, potevo dire che odiavo essere al centro dell'attenzione. Per non parlare del fatto che non riuscivo assolutamente ad accettare un regalo senza sentirmi in obbligo verso chi me lo ha fatto.
Ero strano, sì. Avrei fatto di tutto per chi meritava, ma ero il primo a non voler accettare nulla dagli altri.
Era triste pensare che non se ne sarebbe ricordata, ma d'altronde meno ci credevo e meno possibilità avevo di restare deluso.
Ammetto che mi avrebbe fatto piacere sapere che non si era dimenticata del mio compleanno. Un enorme piacere. Dico che sarei stato infinitamente entusiasta.
Ma non ci speravo troppo.
Probabilmente non ne avrei fatto parola, per non farle pesare questa dimenticanza, semmai sarebbe accaduto così. L'avrei portata fuori da qualche parte, avrei festeggiato a modo mio. Tanto la sua presenza era un regalo più che soddisfacente.
Avevo deciso di restare lì a rimuginare per tutto il tempo, pensando al fatto che non m'importasse.
Non sapevo nemmeno se era davvero così o se era per il fatto che ero abituato a far finta che il mio compleanno non fosse un avvenimento da festeggiare. Con la mia nascita avevo messo fine ad un altra vita, quella di mia madre. Pensavo fosse per quello che mio padre evitava di stare con me in quel giorno. Non era un giorno particolarmente piacevole da ricordare.
Ma io non potevo farci niente, e per quanto cinica sia la mia affermazione, così è andata, e niente può cambiare le cose.
Mi distaccai da quei pensieri, che di buono niente portavano. Era meglio guardare al futuro, se non al presente. Come sempre d'altronde.
Comunque sia, lo sapevo e l'avrei ripetuto che quel giorno era cominciato male. Avevo pregato gli altri di lasciarmi lavorare indisturbato e di interrompermi solamente nel caso i sette diavoli stessero dando fuoco al locale. Cosa improbabile, e che quindi non giustificava quella specie di bussare alla mia porta.
Mi distrasse dai pensieri, facendomi alzare il capo verso quel sottile strato di legno compatto che mi permetteva di restare chiuso nella stanza.
Avanti...
Fu più un sospiro che un tentativo di invito ad entrare. Ero esasperato, speravo non fosse niente di grave, avevo già i miei problemi a riempirmi la testa.
Non appena si aprì la porta, fu come vedere il mio viso illuminarsi, e la mia mente completamente sgombra da tutti quei pensieri. E non era un caso quando dicevo che Blu mi prendeva così tanto da farmi dimenticare di tutto il resto.
Ehy...
Mi alzai per andarle incontro e salutarla con un bacio a stampo. Dire che mi era mancata era un esagerazione visto il poco tempo che non ci vedevamo, ma era così. Non potevo più vivere senza lei, figuriamoci starle lontano.
Che bella sorpresa!!....
Esclamai in preda all'euforia scaturita da quei tre secondi in cui presenziava lei, e che bastavano per farmi andare in tilt.
Ma come mai? Devo preoccuparmi?!?...
Chiesi incuriosito, fingendomi sospettoso. In effetti per motivi di orari erano rare le sue visite. Non che mi dispiacciano, tutt'altro. Ero contento che fosse lì, dato il bisogno pressante di vederla.
Era incredibile il modo in cui riusciva ad eliminare le nubi dal mio cielo. Lei lo era.

QuellaCheNonSei

Non sapevo nemmeno ancora cosa gli avrei detto, se avrei trovato una scusa che nascondesse almeno in parte le mie vere intenzioni o se invece gli avrei fatto capire qualcosa, senza dirgli immediatente tutto ciò che sarebbe successo di lì a poco, tutto ciò che ci avrebbe visti protagonisti.
La sorpresa, se poteva essere chiamata così, ci sarebbe stata comunque. Avrei fatto in modo che ogni istante apparisse ai suoi occhi come inaspettato. Come solo le cose belle sanno fare ed essere. E, a dirla tutta, ad una persona come lui non si poteva dare meno di quello che invece meritava. Lui che era molto più che bello. Lui che mi aveva conquistato con la semplicità, che mi aveva dato un motivo in più per vivere, per poi diventare la mia vita stessa. Lo so, sono parole che possono apparire decisamente esagerate se ascoltate da qualcuno che non prova o che non ha mai provato nulla di simile. Ma poco mi importava. Da tre mesi non mi preoccupavo più di nulla, lasciavo che i sentimenti che provavo scorressero dentro di me e che si esprimessero all'esterno senza paura dell'impressione che avrei dato agli altri. Amavo, amavo da impazzire. Senza vergogna, senza restrizioni, senza limiti. Lo facevo e basta, così come mi andava di fare, così come non avevo mai fatto. E ogni istante era un motivo in più per apprendere nuove caratteristiche di me, nuove sfumature del mio carattere e del mio modo di rapportarmi con il mondo. Già, perchè stando con lui era cambiato anche questo. Prendevo tutto con molta più leggerenza, la mia mente era libera da stupidi stereotipi o fissazioni che in passato mi avevano afflitto. Avevo riscoperto il significato di un sorriso. Di come partire con una filosofia di vita più positiva ti possa cambiare l'esistenza. Alle volte forse capitava che alcune cose, alcuni dettagli, alcune situazioni cambiassero e si modificassero in base a come le prendevamo, a come ci approcciavamo con esse. E tutto, prendendo in quel modo l'esistenza, sembrava più semplice.
Ad occupare la mia mente e a far scivolare via quei pensieri arrivò la sua voce, il suo tono caldo e suadente che anche nell'esprimere una banalissima parola sapeva già farmi fremere ed emozionare. La consapevolezza di averlo a così poca distanza da me, di sapere che di lì a poco avrei avuto l'opportunità di incontrarlo nuovamente scaturiva in me una moltitudine di sensazioni che mi davano una carica vitale straordinaria.
Aprii la porta, facendo qualche passo all'interno dell'ufficio.
Ciao...!
Sorrisi allegramente, ritrovando finalmente i suoi occhi profondi nei quali adoravo perdermi spudoratamente. Quanto adoravo quel suo sguardo. Quelle sue iridi parevano disegnate da un pittore, dall'artista migliore al mondo che attraverso le immagini che creava sapeva dare molto di più, sapeva quasi farti entrare in un modo parallelo, in un mondo tutto tuo. Persino quando non c'era, quando chiudevo gli occhi riuscivo a vedere il suo sguardo, riuscivo a sentirmi amata da esso. Amata da uno sguardo invisibile. Dal suo sguardo. E non c'era nessuno che mi guardasse in quel modo, che riusciva a coinvolgermi non appena i nostri occhi si incrociavano.
Il mio sorriso parve illuminarsi ancora di più nel sentire le sue parole e nel vederlo venire vicino a me, così da poter avere un contatto. Anche il più piccolo sarebbe bastato, anche solo tenerlo per mano mi avrebbe dato tanto. Mi avrebbe dato tutto.
Eh...passavo di qui...
Feci la finta indifferente, quasi come se davvero le mie parole fossero vere. In realtà quella non era una zona che solitamente frequentavo, nemmeno a causa dell'università, quindi era molto improbabile quella mia versione dei fatti. Lo avrebbe capito che ero andata lì apposta. Solo per lui.
Ricambiai il suo bacio a stampo, desiderando che quel contatto si prolungasse ancora di più, ma sapendo che se tutto fosse andato come avevo programmato avremmo avuto moltissimo tempo da passare insieme. Solo noi, per lasciare tutto il resto del mondo fuori. Una prospettiva fantastica. Non vedevo l'ora di poterla vivere.
No...Non devi preoccuparti...
Dissi mentre con una mano sfioravo il suo petto muscoloso e lo guardavo negli occhi, continuando a sorridere.
O forse sì...Chi lo sa...
Ridacchiai, abbassando lo sguardo e tirando fuori dalla tasca della mia giacca una benda nera.
Direi che devi aspettare però...Prima devi...Ti va di fare gioco?!
Probabilmente mi stava prendendo per pazza. Ma lo ero sul serio. Lo ero per lui e di lui.
Sorrisi maliziosamente mentre lasciavo scivolare tra le mie mani quella benda.
Allora...Vediamo...Usciamo di qui, ti copro gli occhi, sali in macchina con me e...aspetti, aspetti, aspetti...Fino a quando ce ne sarà bisogno!
Lo guardai con due occhioni da cucciola, sperando che mi seguisse.
Dai...Ti prego...
Sussurrai avvicinandomi e dandogli qualche piccolo bacino a stampo, mentre facevo ritrovare le mie mani dietro al suo collo, dove mi ero ancorata. Il calore del suo corpo sapeva come sempre inibire i miei sensi, rendendomi completamente priva di qualsiasi capacità intellettiva che richiedesse uno sforzo eccessivo.
Aspettai una sua risposta, sperando davvero che non fosse difficoltoso convincerlo a lasciare il posto di lavoro e a seguirmi. Ma forse non lo sarebbe stato. Del resto fin dall'inizio avevamo avuto affinità anche nelle decisioni più semplici da prendere, come se parlassimo la stessa lingua, o come se fossimo intimi e vicini...magari anche quel giorno sarebbe stato così. Doveva esserlo. In un modo o nell'altro sarei riuscita regalargli quel weekend, sarei riuscita a fare in modo che quel giorno non passasse inosservato.

»LastHope

Ero perso. Avevo smarrito me stesso lungo la strada, mi ero dimenticato di me, avevo fatto in modo di non essere il protagonista principale della mia vita, perchè era inutile esserlo se esisteva qualcosa, o meglio, qualcuno, che ritenevo più importante di me.
Volevo che lei fosse al centro della mia vita, e così lasciavo che accadesse. Come se quel fantomatico destino già sapesse che mi sarei messo da parte per farle spazio, per poterle permettere di impossessarsi di ciò che era mio. Non come una ladra, non come una che cercava di accaparrarsi quanto più possibile. Semplicemente come una persona speciale di cui aver cura, per cui avrei dato tutto quello che avevo. La mia piccola ragazza, il mio piccolo pezzo di paradiso.
Non era difficile notare quanto la sua presenza seppur in minima parte, mi permetteva di stare così bene.
Se non ti conoscessi potrei dire che mi stai facendo quasi paura...
Ammisi ridendo insieme a lei. Era strana. O meglio si comportava in maniera strana. Che stesse tramando qualcosa? E in effetti la frase che seguì confermò la mia supposizione.
Un gioco??...
Ripetei le sue ultime parole. Un gioco?
Guardai la sua mano che estraeva dalla tasca una benda di colore nero, non mi era chiaro cosa volesse fare sin da subito.
La guardai con fare curioso, come per esprierle la mia sorpresa in merito. Sembrava che dovessi essere per forza accondiscendente per non deluderla, e guarda caso mi ritrovavo a dire di sì ad un "gioco", così lo aveva chiamato, di cui non conoscevo nemmeno unminimo particolare.
Io avrei da lavorare...
Risposi con un tono infastidito tanto quanto si poteva vedere dal mio volto. Non ci riuscivo proprio a fare la persona negativa con lei, ma purtroppo...Purtroppo niente. Non appena vidi quella sua espressione mi era impossibile dirle di no.
E poi avevo usato i condizionale, in poche parole ero già mezzo convinto a cedere ad una prossima sua insistenza.
Era come se riuscisse a mutare l'odio in amore, il nero in bianco, il male nel bene, e con me...Si limitava semplicemente a trarre gli aspetti meno cupi e noiosi del mio carattere.
Beh mi sembra di non avere altra scelta...
Continuai lasciandomi andare, tralasciando tutto il programma che mi ero prefissato di seguire.
La cosa bella che mi capitava da quando stavo con lei era proprio il vivere la vita al momento. Se era qualcun altro non mi sarei mai alzato da quella sedia, figuriamoci seguirlo, abbandonando il lavoro e ficcandomi in un affare che non sembrava appartenermi.
Mi avesse chiesto di prenderle la luna, l'avrei fatto. Con lei riuscivo a sognare come giusto che fosse e a ritrovare in lei ciò che dsideravo. Vedevo in lei la realtà dei miei sogni, un qualcosa di introvabile in un altra persona, un qualcosa che avevo sentito solo con lei.
Quel "dai, ti prego" furono le parole chiave per farmi perdere il lume della ragione, trasportandomi aldilà del lavoro e di tutte le futilità che potevano prestarsi come ostacolo. Potevano cavarsela benissimo senza di me.
Mi manderai in rovina insieme al locale, questo lo sai vero??
Risi pensando al fatto che avrei lasciato tutto lì così com'era. Nemmeno mi importava del resto, non poteva importarmi quando c'era lei di mezzo.
A patto che non mi lasci nemmeno per un istante eh...
Dissi ricambiando i suoi baci, prolungando il contatto di alcuni di essi, per sentire ancora di più le sue labbra sulle me ed imprimere quelle sensazioni fisse nella mia mente.
Beh dovevo pur farmi bendare. Cosa che mi avrebbe impedito di guardarmi intorno, di capire cosa accadeva mentre io potevo solamente essere ignaro di tutto.
Era simbolo di fiducia, e io mi fidavo di lei. Era normale provare diffidenza in qualsiasi situazione ma di lei mi fidavo ciecamente.
Lasciai che si avvicinasse a me, lasciandomi viziare dalle sue attenzioni, come se mi servissero come ennesima prova per convincermi ad accettare. Cosa che già avevo fatto pochi istanti prima.

QuellaCheNonSei

Giocare. Da quanto non lo facevo sul serio? Da quanto non mi ero sentita così libera e incurante di ogni tipo di moralità o di buon costume? Troppo. Anche se, ovviamente, da quando potevo vantare la sua presenza accanto a me avevo sciolto anche quel nodo, stavo imparando a farlo di nuovo. Non è una cosa semplice in effetti. Tutto ciò che all'apparenza è banale poi nasconde qualcosa. Puntualmente ciò che ci aspettiamo non è affatto simile a ciò che poi realmente avviene o che dobbiamo fronteggiare. E giocare era faticoso. Se per i bambini era il passatempo ideale, per gli adulti era un'utopia o semplicemente un ricordo sfocato. Giocare voleva dire avere coraggio di dimostrarsi ridicoli, di liberarsi da ogni tipo di restrizione e di lasciarsi andare davvero, non inibendo nessun istinto o nessuna azione. Beh, in quei tre mesi mi ero resa conto che con lui era possibile fare tutto, che non c'era nulla da considerare impossibile. Avevo imparato a giocare, a riscoprire la Blu bambina che forse non ero mai stata. Avevo avuto il mio riscatto.
Così, anche quel giorno, avevo presentato il tutto come un gioco. Il nostro gioco. Avrei cercato di racchiudere in quei due giorni molto di più, vivendo a pieno ogni attimo ed ogni istante, quasi come se avessi una scadenza e fremessi per chiedere da lui e dargli a mia volta il massimo.
Annuii sorridendo alle sue parole, sottolineando nuovamente la mia affermazione di prima.
Oh...Il lavoro...Non ti preoccupare, quelle carte non si arrabbieranno se le trascuri per un po'!...
Ridacchiai, guardandolo negli occhi e sperando davvero che non dicesse sul serio e che fosse disponibile a seguirmi.
Non mi aspettavo il peggio, stranamente non mi aspettavo nulla. Quei secondi di silenzio non avevano nessun sapore, era come se fossi estranea a quella piccola tensione che riuscivo a non mostrare all'esterno ma che comunque vagava dentro di me.
Ma le sue parole arrivarono a placare il mio animo, o meglio, a scombussolarlo di emozioni piacevoli che cancellarono del tutto quella piccola ansia provata poco prima.
Siiii!!!
Esultai con entusiasmo. Gli lasciai una scia di baci a partire dalle labbra per poi occupare tutto il suo viso, mostrandogli così la mia felicità.
Sorrisi raggiante, stringendolo a me.
Uhm...Cercheremo di riparare i danni...
Sussurrai sfiorandogli il viso e specchiandomi nel suo sguardo, come sempre tutt'altro che indifferente.
Assolutamente...Starò così tanto con te che probabilmente sarai tu a cacciarmi via!
Risi di gusto, scherzando sulla sua ultima affermazione. Mi staccai da lui, non perdendo quella gioia e quel sorriso che mi incorniciava il viso.
Lo presi per mano, gongolando come una bambina ed uscendo dall'ufficio, chiudendomi la porta alle nostre spalle.
Attraversammo il locale, dove salutai tutti i presenti e feci un segno di intesa al ragazzo che mi aveva aiutato, facendogli così capire che era andato tutto come speravo.
Una volta che uscimmo fuori dall'edificio mi bloccai, spostando lo sguardo su di lui.
Direi che è arrivato il momento di usare questa...
Dissi mostrandogli nuovamente la benda scura, srotolandola per bene e avvicinandomi al suo corpo.
Chiudi gli occhi...
Sussurrai lasciandogli un leggero bacio sulle labbra, per poi poggiare delicatamente la benda sulle sue palpebre e legandogliela, sperando che il nodo resistesse per tutto il tempo del viaggio.
Rimasi qualche istante ad osservarlo, compiaciuta da quella visione e facendo scorrere i miei occhi su ogni suo piccolo dettaglio che come sempre sapeva far nascere in me il desiderio e la voglia di lui.
Sorrisi tra me e me, prendendogli la mano ed incatenando le nostre dita insieme, portandole all'altezza delle mie labbra, con le quali gli lasciai un bacio sul dorso della mano.
Mi voltai verso la strada, guardando con attenzione che non passassero macchine e attraversando, facendomi seguire da lui.
Una volta arrivati davanti alla mia macchina aprii la portiera dal suo lato, aiutandolo a salire.
Mi diressi al posto di guida, accomodandomi e voltandomi nuovamente verso di lui con un ghigno malizioso e divertito stampato sul viso. Quella situazione mi divertiva, faceva nascere in me tante altre sensazioni piacevoli, era come una sorta di adrenalina che mi faceva sentire viva.
Sarei rimasta non so per quanto tempo a guardarlo, ad osservare ogni sua più piccola espressione. Talmente i miei occhi si posavano sulla sua figura ero convinta che dentro di essi, nella loro profondità, ci fosse qualche traccia di lui. Come se fosse rimasto incastrato nel mio sguardo.
Ero incapace di prendere controllo di me stessa e delle mie azioni e di mettermi alla guida, spostando per un po' l'attenzione su altro.
Allungai una mano sul suo viso, facendolo voltare delicatamente verso di me e spostandomi anch'io, così da avvicinarmi al suo corpo.
Lo baciai. Un bacio ben poco casto, frutto della passione travolgente che non smettevo mai di provare verso di lui. Un bacio che sapeva di noi.
Questo gioco ha una sola regola: facciamo tutto quello che ci va l'uno verso l'altra. Nessuna limitazione, nessun confine... Lasciamo a casa la ragione e portiamoci dietro tutto il resto...Ci stai?!
Sussurrai non appena le nostre labbra furono ad una piccola distanza l'una dall'altra. Quel bacio era stato proprio così, era come il via, come lo sparo che precedeva l'inizio di una gara. Anche se la nostra ovviamente non lo era.
Mi staccai nuovamente da lui, mettendo in moto e cercando di concentrarmi, soprattutto per non sbagliare strada e per arrivare nel minor tempo possibile a destinazione. Avevo voglia di regalargli la giornata che meritava, di festeggiare il giorno della sua nascita e tutti quei giorni passati insieme e quelli che ancora dovevamo vivere.

»LastHope

Sin da piccolo ero sempre stato educato a credere in qualcosa. A scuola dovevo credere alle persone più grandi, quelle a cui dovevo dare ascolto e a cui dovevo assolutamente obbedire. A casa era invece a mio padre che credevo. In quell'uomo circondato da quell'aria di magnificenza e superiorità; nessuno si sarebbe mai sognato di mancare rispetto ad un uomo che solamente con uno sguardo riusciva a farti inginocchiare alle sue volontà.
Poi infine c'era la chiesa. Quella con la "c" minuscola. Quella che non meritava la mia considerazione. Lì mi avevano detto di credere in una entità superiore, ad un Dio buono e giusto che aveva in mano le vite di ognuno di noi.
Era ingiusto per un bambino essere educato così. Nella paura di pensare in maniera diversa, privo del coraggio di andare controcorrente, assenza di formulare un pensiero proprio.
Era questo in realtà che non potevo fare. In mancanza di conoscenze mie, e di una cultura di base, mi era non proibito, ma mi era difficile riuscire a giustificare quel sentimento di critica e di opposizione che sentivo dentro quando qualcosa violava il mio diritto naturale di percepire le cose.
Adesso di tutte quelle imposizioni non potevo che eliminarle dalla mia memoria, perchè di tutto quello che avevo assimilato, niente mi era rimasto.
Io non avevo bisogno di credere in nessun entità superiore, Dio o fenomeno che fosse, nè in un qualsiasi altra cosa che non fosse reale e giusto per i miei ideali.
Facevo questo discorso perchè saper credere in qualcosa era qualità che mi mancava, se poteva essere vista come tale. Preferivo essere del tutto diffidente, rimanere sulle mie, pensare che l'unica fonte certa a cui potevo appigliarmi ero soltanto io.
Ma che accadeva quando cominciavi a renderti conto che, seppur non avevi bisogno di credere in un qualcosa di non umano, avevi la necessità di spostare le tue convinzioni su un qualcosa di reale, magari una situazione o una persona?
Guarda caso, parlavo proprio di me e Blu.
Questo perchè io sentivo il bisogno di dover credere che tra noi funzionasse per poter far in modo che accadesse sul serio. E io ci credevo anche. E mi rendevo conto che la difficoltà non stava nella capacità di credere vera e propria, quanto era più difficoltoso trovare qualcuno o qualcosa in cui farlo.
Poi quando ti ritrovi in quella determinata situazione, sei completamente entusiasta di essere riuscito a trovare quello che hai tanto cercato.
Fossi in te starei ben attenta allora...
Risposi stuzzicandola sulla sua stessa affermazione.
Nonostante non amassi le persone che mi stavano addosso, nè quelle troppo invadenti che si credevano di avere un ruolo rilevante nella mia vita, beh, lei era da sempre stata un eccezione.
Invece che infastidirmi lei...Lei rendeva il tutto più piacevole, e se non era lei a farlo di spontanea volontà, ero io che la cercavo. Come quando ti manca l'aria e fai di tutto per poter respirare ancora una volta.
Incatenai le mie dita a quelle della sua mano, andando via dal ristorante e dirigendoci poi all'esterno.
Ci fermammo proprio lì davanti, lei si posizionò dinanzi a me sbandierando ancora una volta quella fascia nera con la quale avrebbe dovuto, così si intendeva, bendarmi.
Che mi tocca fare...
Esclamai fingendomi stufo del fatto che stavo mettendo carne a cuocere sulla sua brace. Ancora mi ripetevo che cosa intendesse con "gioco". Non mi aspettavo che prendesse certi colpi di testa.
Sapevo che prima o poi avrei rovinato qualche bel momento. Perchè avevo "quelle" parole sulla punta della lingua. Bussavano frenetiche alla porta per poter essere libere di uscire. E sinceramente non ce la facevo più a tenerle segregate dentro.
La guardai un ultima volta, prima di farmi coprire definitivamente gli occhi. Da quel momento in poi non avrei più potuto vedere nulla. Il buio più totale e solamente lei su cui affidarmi.
Non avevo problemi, sapevo, e speravo di non sbagliarmi, che ero nelle mani giuste.
Mi sento un vero demente così...
Dissi ridendo mentre ci incamminavamo, fino a che non raggiungemmo l'auto nella quale entrai cercando di fare meno danni possibili.
Spero tu ti stia divertendo...
Ammisi sorridendo, senza nemmeno sapere dove avevo rivolto la testa. Sentii il calore della sua mano sul mio viso, il suo tocco delicato che mi fece voltare la testa dall'altra parte e prima che potessi dire altro, ritrovai le sue labbra sulle mie che da subito si scontrarono con le mie, dando inizio ad un bacio che sapeva di diverso. Come se i miei sensi fossero incentivati dal fatt di non poter utilizzare la vista come mezzo aggiuntivo, basandosi solamente sul contatto fisico che avevamo.
Sicuro...
Era strano non poterla guardare. Nè scansare con lo sguardo il suo. Non sapevo se mi stava fissando e ciò mi metteva terribilmente in imbarazzo.
Ma dovevo arrangiarmi, esisteva di peggio.
Ma a proposito...Non so nemmeno dove stiamo andando...Se dvevo portare qualcosa...
Non pretenderai mica di tenermi allo scuro ancora per molto?Lo sai che sono un tipo curioso...
Attaccai a parlare praticamente tre secodi dopo aver sentito la macchina accendersi e andare per la sua strada.
Inarcai un pò il labbro inferiore, cercando di farle intravedere la mia espressione imbronciata, sperando di aver rivolto la testa nella direzione giusta, dove poco prima lei mi aveva già indirizzato.
Dovevo ammettere che ero felice però. Nessuno aveva mai fatto qualcosa del genere per me e anche se non sapevo di cosa trattasse, pensare che lei stava facendo questo per me era già appagante di suo.

QuellaCheNonSei

Forse lo avevo sempre aspettato. Forse, da quando ero nata, ogni passo che avevo fatto era destinato a portarmi da lui. Lui che era la mia estate personale; lui che portava calore, luce, allegria. Lui che aveva saputo capovolgere la mia realtà, che aveva saputo oscurare il passato, privilegiando così solo il presente e il futuro. Nulla aveva più valore, niente sapeva acquisire un'importanza maggiore di quella che lui si era ritagliato nella mia vita.
Ogni giorno che passavo accanto a lui riuscivo ad adorare sempre più ogni sua piccola caratteristica o ogni dettaglio che contribuiva a renderlo speciale ed unico. Adoravo il suo profumo, il modo con il quale si sprigionava e diveniva parte dell'aria circostante fino a coinvolgere persino la mia mente, imprigionandolo nella mia memoria. Ma più di ogni altra cosa adoravo quando riuscivo a percepire la sua fragranza su di me. Come quando tornavo a casa o passeggiavo per la strada e, inaspettatamente, riuscivo a percepire il suo odore provenire dal mio corpo. Era favoloso, era come se fossi riuscita ad imprigionare un po' di lui dentro di me, come se riuscissi a sentirlo presente anche quando in realtà non lo era.
Quando ero in sua presenza non riuscivo a stargli lontana per troppo tempo, era come se mi mancasse l'aria, come se stessi per gustare il cibo più buono al mondo ma all'ultimo momento qualcuno me lo toglieva da sotto il naso. Riuscivo a vedere chiaramente l'oggetto del mio desiderio ma non potevo averlo, non potevo farlo mio. Una brutta sensazione, una di quelle che ti rende nervoso, che ti fa sentire una mancanza, come un vuoto interiore. Ma fortunatamente io potevo colmare quel vuoto. E lui non aveva mai fatto nulla per impedire anche il più banale contatto tra noi. Avevo bisogno di tenerlo anche solo per mano, di poter sentire la sua presenza anche attraverso il tatto, e non solo attraverso la vista. Era come se i miei sensi richiedessero tutti gli stessi diritti, facessero una specie di gara nella quale l'unico premio da vincere era lui. Per questo, anche in quel momento, anche mentre stavo giudando ed era necessario mantenere la concentrazione, sentivo il bisogno incessante di poterlo sfiorare, di poter sentire il calore del suo corpo e la sua pelle sulla mia. Allungai una mano sulla sua, sfiorandola ed incatenando le mie dita con le sue per qualche istante, fino a quando ovviamente non mi sarebbe servita per guidare.
Sorrisi alle sue parole, voltandomi verso di lui e notando quella sua espressione imbronciata. Il ragazzo giocava col fuoco. Forse non sapeva che già il mio autocontrollo veniva messo a dura prova normalmente, figuriamoci in quegli istanti e quando si dimostrava così praticamente irresistibile.
Mi mordicchiai il labbro inferiore, voltandomi nuovamente verso la strada e cercando di trattenere il mio istinto che altrimenti mi avrebbe fatto fermare immediatamente l'auto per dimostrargli così cosa poteva portarmi a fare la voglia che avevo di lui. Era meglio evitare, dovevo cercare di resistergli, anche se non era facile per niente.
Tu non preoccuparti...La tua ragazza ha pensato a tutto!
Dissi ridacchiando e portando l'attenzione sui cartelli che indicavano dove dovevo svoltare.
Siamo quasi arrivati...La tua curiosità sta per essere accontentata!
Annunciai con un sorrisetto compiaciuto, mentre svoltavo e prendevo una stradina che ci avrebbe portato fino allo chalet. Le strade fortunatamente erano state pulite dalla neve, così potevo guidare con un po' più di tranquillità e non rischiare di finire fuori strada. Non era proprio il modo adatto per iniziare la giornata.
Risi tra me e me per quei pensieri stupidi, scorgendo in lontananza l'edificio innevato che ci avrebbe ospitato per quei due giorni.
Dopo pochi minuti arrivammo a destinazione, dove parcheggiai la macchina proprio davanti all'entrata, così da poter scaricare i nostri bagagli.
Allora...mmm...Scendo due secondi...Tu continua a tenere la benda...E non sbirciare!!
Mi raccomandai, sperando che seguisse il mio consiglio.
Scesi dall'auto, aprendo il baule e prendendo tutto il necessario e quello che avevo portato.
Portai i bagagli fino all'entrata dello chalet, dove mi aspettava una signora. Doveva essere la proprietaria, la stessa con la quale avevo parlato al telefono. Mi accolse con un sorrisetto compiaciuto; le avevo raccontato tutto e si era dimostrata davvero gentile e pronta nell'aiutarmi.
Mi aiutò a portare dentro le valigie, fino a mostrarmi quella che sarebbe stata la nostra camera.
Quel posto era davvero speciale. Fatto interamente di legno, ma non per questo da considerare privo di lusso o di eleganza. Affatto, era un luogo di una bellezza straordinaria. Si respirava un'aria strana, c'era un' atmosfera che ti faceva sentire a tuo agio, come se fossi a casa tua.
La camera era davvero ampia e spaziosa e conteneva al suo interno altre tre sottocamere: una con il bagno, l'altra con l'armadio, il letto e la tv e l'ultima con una vasca idromassaggio, un lettino simile a quelli delle estetiste vicino al quale c'era un mobile con ogni tipo di crema o di olio per i massaggi e una sauna. Un piccolo centro benessere a portata di mano. Semplicemente fantastico.
Cercai di fare il più velocemente possibile, non volevo farlo aspettare troppo. Lasciai i bagagli in un angolo della stanza con il letto, per poi prendere la busta che mi ero portata dietro che era piena di petali di rosa rossa e blu. Mi avvicinai al letto e, con l'aiuto e la gentilezza della signora, creai una scritta con i petali blu e un piccolo cuore con quelli rossi. Ne lasciai cadere altri anche per terra, così da creare una specie di tappeto di petali.
"AUGURI <3".
Sorrisi guardando la scritta da lontano ed aggiustando ancora qualche petalo, per poi prendere il grande pupazzo a forma di orso che gli avevo comprato e poggiarlo sui cuscini, mettendogli in grembo la scatolina che conteneva il mio regalo e il biglietto di auguri.
Bene, era tutto pronto. Mi fiondai fuori dalla camera, per raggiungerlo in macchina.
Aprii la sua portiera, sorridendo tra me e me.
Eccomi!
Esclamai prendendogli le mani e aiutandolo a scendere giù dall'auto.
Ti piace il colore bianco?! Qui non si vede molto di più...
Dissi ridacchiando, riferendomi al paesaggio innevato che lui ancora non poteva vedere.
Mi abbassai, prendendo un po' di neve e passansogliela tra le mani, facendogli sentire quella presenza.
Sai...oltre a noi e a qualche altra persona qua e là ci sarà anche un'altra compagna...La neve!...
Risi ancora, comprendendo che probabilmente mi stava prendendo per pazza. Beh, dovevo ammettere che lo ero sul serio.
Portai le mani sul suo viso, sfiorandolo, per poi snodare la benda, così da potergli permettere di ritrovare la vista.
Rimasi in silenzio qualche istante, per poi indicare lo chalet.
Questo ci ospiterà per due giorni...passiamo il weekend qui...
Ammisi spostando nuovamente lo sguardo su di lui e sorridendo.
Per il lavoro non ci sono problemi, ho pensato a tutto io...Sanno che non ci sarai al locale almeno fino a lunedì...A meno che tu non voglia tornare indietro e perderti quest'opportunità!
Dissi sorridendo maliziosamente e osservandolo per qualche istante.
Sai che qui dentro hanno una piscina calda all'aperto...? E che nella nostra stanza c'è un centro benessere integrato? Senza contare che si mangia benissimo e che oltre a noi e ai padroni non c'è nessuno...Ah...E poi c'è la neve...
Iniziai ad elencare un po' di motivi per cui valeva la pena restare, quasi come se mi avesse appena detto che non voleva rimanere.
Presi a camminare verso lo chalet, ma prima di varcarne la soglia mi fermai, voltandomi verso di lui.
Vieni?
Chiesi allungando una mano, in attesa che l'afferrasse. Lo guardai con un'espressione da bimba, fremendo per potergli mostrare tutte le bellezze di quel luogo e soprattutto per poter iniziare a festeggiare il suo compleanno sul serio.

»LastHope

Che si poteva pensare di un ragazzo bendato che camminava indisturbato in una macchina, con una ragazza, vagando per -almeno credo- la città?
Era una situazione ambigua che non si era mai presentata prima d'ora. Mi eccitava come un nuovo movie-saga faceva fremere milioni di ragazzini nell'attesa di vedere realizzato quel film tanto atteso.
Cominciavo a vedere quella situazione, e si fa per modo di dire vista la benda che copriva i miei occhi, da un unico punto di vista, che combaciava perfettamente, almeno per una volta, con tutto ciò che pensavo e provavo di e per lei.
Sentii la sua mano raggiungere la mia, stringendola e lasciandola poi andare, visto che le serviva per guidare in una maniera accettabile. Tentavo di mantenere un espressione conforme, che non lasciasse trasparire ciò che stavo sentendo, ma poi mi accorgevo che sul viso avevo un sorriso che si faceva sempre più largo e difficile da rimuovere.
Non riuscivo a sbirciare, nè i rumori provenienti dall'esterno mi aiutavano a capire dove stessimo andando, a meno che un qualche passante avrebbe urlato ai quattro venti dove eravamo diretti.
Se la metti così allora non ho nulla da temere...
Devo dire che ero alquanto compiciuto di averle sentito dire "la tua ragazza". Non che non fosse già apparente o addirittura ovvio, ma una cosa era affermarlo da me, un altra era sentire quelle parole provenire da lei.
Fermò la macchina. Molto probabilmente eravamo arrivati a destinazione. Cavolo non i sentiva neppure il benchè minimo rumore.
Dopo qualche secondo la sua voce interruppe quel silenzio che stavo cercand di decifrare, accordando la sua richiesta con un semplice cenno della testa.
Ok...Ci provo...
Ammisi certo che non avrei resistito. Sentii la portachiudersi alle sue spalle, così come quando aprì e chiuse il cofano. Era semplice accorgersi di quelle azioni per i rumori che riusciva a produrre.
Aspettai fermo finchè anche il rumore dei suoi passi non cessò di farsi sentire.
Potevo cercare di togliermi quella benda, stavo letteralmente perdendo la testa nell'essere allo scuro di tutto.
Portai le mani al viso, cercando di sfilare via quell'unico pezzo di stoffa dai miei occhi, facend passare le mie dita al di sotto della benda.
Aspettai qualche istante prima di provare a smuovere la stoffa, restando cn le mani sospese a mezz'aria. Tentennai ancora, fino a riportare le mani sulle mie gambe, arrendendomi nel voler per forza rovinarmi quella specie di gioco cheBlu, a quanto pare, teneva tanto.
Non potevo deluderla, e soprattutto rovinare quel momento non avendo una reazione vera. Preferivo aspettare e combattermi ancora per qualche minuto piuttosto che insoddisfarla.
Sentii la sua voce squillare e provenire da destra, dove rivolsi subito il mio sguardo. naturalmente non vedevo niente, ma era un azione che mi veniva istintivamente e che non potevo controllare.
Finlmente! Cominciavo a pensare che mi avessi abbandonato...qui...
terminai la frase inconsapevole di dove fossimo. Scesi dall'auto segendo tutte le sue indicazioni, che ancora una volta, mi permettevano di restare vivo mentre camminavo inerme verso...beh non lo sapevo a dire la verità.
Ecco che comincia a vaneggiare...
Dissi scherzando sul fatto che non capivo cosa intendesse con quella frase. Il bianco? Che centrava?
Sentii il suo tocco gelido, che dopo qualche secondo si rivelò tutt'altro. Si scioglieva tra le mani, non era lei. Mi pareva strano che la sua mano si era appena sciolta nella mia.
Era neve. Le sue prossimeparole andarono a confermare ciò che stavo pensando.
La benda scivolò finalmente via dal mio volto, ritrovando Blu davanti a me. Ancora non riuscivo a vederla nitidamente, la mia vista ancora si doveva abituare di nuovo alla luce solare.
Ammetto che non potevo desiderare visione migliore di quella. Sorrisi, per poi voltarmi e guardarmi in giro. Eravamo...Eravamo in montagna?!
Tornai a guardare lei, non avevo ancora capito bene cosa ci facessimo lì. Ma come sempre, prima che potessi emettere anche solo una vocale, mi stava per spiegare il tutto.
Wow. Questo voleva dire che tutta questa sceneggiata era per poter trascorrere il fine settimana con me?! Ero completamente scioccato, e in senso positivo, se potevo esserlo.
Ma con il lav...
Stavo per replicare sul fatto che non potevo restare due giorni lì, non vevo nemmeno avvisato gli altri di questa...mia assenza prolungata dal lavoro.
Ancora una volta mi aveva zittito precedendomi e sinceramente non sapevo nemmeno che dire. Non me l'aspettavo per niente!!!
Poi mi chiedevo perchè ogni occasione andava persa per poterle dire quanto mi stava rendendo felice. Forse nemmeno si accorgeva di tutto quello che mi stava regalando, non mi riferivo nemmeno a quel posto che a prima vista sembrava spettcolar, ma al fatto che mi staa facendo sentire veramente voluto, una sensazione che a dir in parole era impossibile.
Un attimo...
Dvevo ancora riprendermi. La raggiunsi, con in viso un espressione che lasciava intrevedere tutta la mia sorpresa in merito, e avvicinandomi a lei per poterle afferrare quella mano che aspettava lì, tesa, pronta per essere presa.
Ero un completo idiota. Non dovevo dirle adesso quello che avevo a dirle certo, ma almeno ringraziarla o qualcosa del genere potevo anche far finta di accennarglielo.
Ma ero come bloccato. Come se mi fossi lasciato spiazzare e disarmare come tutte le volte in cui veniva toccato uno dei miei punti deboli.
Tu hai deciso di rendere stupenda la mia vita...
Ammisi mostrando ancora quel sorriso perfetto ormai indelebile, prima di avvicinarmi e lasciarle qualche bacio sulle labbra, trascinandola dentro e cercando di liberarmi da quella specie di shock, permettendomi di renderle grazie come si deve.
A te l'onore di farmi da guida allora...
Dire che mi arresi di fronte alla grandezza dell'atrio era la pura verità. Non mi interessava fare bella figura, d'altronde almeno in quello potevo dirmi negato.
Non ero solito frequentare posti del genere; più che altro non ene avevo mai nemmeno avuto l'idea. E questo mi portava a pensarla davvero in positivo.

QuellaCheNonSei

Le sue espressioni non lasciavano trasparire molto, o almeno non riuscivo a decifrarle come si deve. Vedevo che era sorpreso, ma non riuscivo a capire se questo avesse un risvolto positivo o meno. Come sempre i miei dubbi e le mie paure bussavano alla mia porta, quasi a voler sottolineare che comunque erano sempre presenti, che non mi abbandonavano mai.
Poi sentii la sua frase. Le parole perfette, desiderate, sognate. Le parole che sapevano farmi stare bene, che sapevano emozionarmi. E tutto questo perchè erano state dette da lui, perchè il suo tono di voce aveva deciso di allietare quegli istanti d'attesa e di farmi felice. Non c'era miglior modo per farmi capire il suo apprezzamento, per farmi capire che non avevo sbagliato, che era felice di essere lì con me.
Afferrai la sua mano, ritrovandomi nuovamente stretta a lui e ricambiando i suoi baci, sorridendo dolcemente. Gli sfiorai il viso, lasciandomi portare dentro e posando lo sguardo per qualche istante su quell'atrio, salutando con la mano la proprietaria e sorridendole. Ricambiò il saluto, lasciando che fossi io a guidarlo, sapendo che avremmo avuto bisogno di un po' di intimità.
Non appena arrivammo davanti alla porta della nostra stanza mi voltai verso di lui, bloccandomi per qualche istante.
Questa è la nostra super camera!
Ridacchiai, aprendo la porta e sbirciando all'interno, come per assicurarmi che fosse tutto ancora in ordine. Fortunatamente lo era.
Sospirai, sorridendo e sentendo qualche brivido di emozione invadermi il corpo. Lo guardai qualche istante, per poi voltarmi nuovamente. Era arrivato il momento.
Non appena entrammo gli lasciai il tempo di vedere l'orsacchiotto, le scritte sul letto e la camera in generale, per poi stringerlo a me, entusiasta di potergli finalmente augurare buon compleanno.
E' il giorno migliore dell'anno...Andava festeggiato come si deve...
Lo abbracciai, dandogli qualche bacio a stampo e sfiorandogli il viso dolcemente.
Auguri, amore mio...
Sussurrai con la voce un po' tremolante, soprattutto per il modo in cui mi ero rivolta a lui. Era la prima volta che lo chiamavo amore. Ciò che mi sorprendeva di più era che quelle parole erano uscite dalle mie labbra con una semplicità tremenda, erano scivolate via, avevano voluto farsi sentire da lui. A dire la verità era già da un po' che avrei voluto potermi esprimere meglio, poter utilizzare altre parole per fargli capire quello che provavo nei suoi confronti. Ormai ne ero sicura, non avevo più dubbi. Lo amavo, e quel giorno glielo avrei detto. Del resto ero stata io a regolare quel gioco, a dire che l'unica regola era quella di fare esattamente quello che sentivamo, senza restrizioni. Ed io volevo dirglielo. Era il momento perfetto.
Mi staccai da lui, voltandomi verso il letto e avvicinandomi al pupazzo.
Allora...A lui dovremmo dare un nome...Ma ovviamente la scelta spetta a te!
Dissi ridacchiando e prendendo la scatola nera che avevo messo in grembo all'orsacchiotto poco prima.
Questo è il tuo...regalo...
Ero emozionatissima, non riuscivo a trattenermi e a controllarmi del tutto. Mi sentivo completamente invasa da sensazioni che mi elettrizzavano, che mi facevano battere il cuore all'impazzata.
Gli passai la scatolina, aspettando che l'aprisse. Al suo interno c'era un orologio da polso un po' particolare. Lo avevo fatto creare appositamente per lui. Avevo portato una fotografia dei miei occhi in gioielleria, chiedendo se al posto del normale sfondo del quadro potessero crearne uno personalizzato. E fortunatamente era stato possibile. Ora, sotto le lancette, c'era il mio sguardo. Come se fosse incastrato, così da poterselo portare in giro attaccato al polso. Forse l'avrebbe considerata una cosa ridicola, ma mi piaceva l'idea di fargli avere qualcosa che gli ricordasse me.
Questo è il biglietto...
Glielo passai, sospirando e cercando di calmare il battito del mio cuore e quell'emozione che cresceva e che diventava quasi indomabile.
Il biglietto recitava così:

Citazione:
Il regalo è decisamente particolare, lo so. Ho fatto in modo di rendere qualcosa di ordinario il più speciale possibile. Così, ogni volta che guarderai l'ora ed io non sarò con te incontrerai il mio sguardo.

La vita è bellissima e fino a tre mesi fa non lo sapevo. Grazie per aver fatto in modo che lo scoprissi. Grazie per essere diventato l'emozione delle mie giornate.

Buon Compleanno!


P.s.: manca ancora qualcosa; ma prima di scriverlo, devo dirtelo a voce.
Ti giri verso di me?!...

Ed ora toccava a me. Ora dovevo aprire il mio cuore sul serio.
Stranamente non avevo paura, sentivo solo l'adrenalina salire e le emozioni coinvolgermi in una maniera quasi insopportabile. I brividi erano sempre più incessanti. Non mi ero mai sentita così viva, così tremendamente presente al mondo.
Lo guardai negli occhi, spostando per un momento l'attenzione sulle nostre mani, incatenando le mie dita con le sue.
Mi avvicinai, così da far sfiorare i nostri corpi. Respiravo il suo profumo, lo guardavo intensamente in quei suoi occhi profondi ed inevitabili, scrutavo nella sua anima che era diventata un tutt'uno con la mia.
Ti amo...
La mia voce non apparì tremolante, affatto. Il mio cuore invece tremò eccome. La mia pelle venne travolta da altri brividi, da un calore che mi coinvolse totalmente e che mi annebbiò la mente.
Lo avevo detto, ora lo sapeva. Iniziavo a sentirmi leggera, felice, gioiosa. Lo amavo e lui ne era a conoscenza. Lo amavo e sapevo che non c'era niente di più bello al mondo.

»LastHope

Doveva essersi messa davvero d'impegno per riuscire ad organizzare quella specie di week-end visti tutti i nostri impegni che difficilmente ci permettevano così tanto - anche se poi si rivelava essere sempre troppo poco- tempo da trascorrere insieme avendo la nostra dose di privacy e riservatezza.
Ok adesso cominciavo a gongolare come uno stupido. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso, e non potevo evitarlo per poi torturare me stesso perchè mi ero prefissato questa specie di divieto.
Notai il modo in cui tutto si stava svolgendo sotto i miei occhi e nemmeno me ne ero reso conto. Al locale aveva salutato tutti e loro avevano ricambiato con altrettanti cenni, come se stessero approvando quella nostra uscita. Un pò insolita come reazione, dato che le altre volte si limitavano a guardare di sfuggita Blu, perchè ne ero tremendamente geloso.
Invece adesso anche con una ragazza, credo signora, che lavorava lì, ancora una volta intravidi quel cenno d'intesa che c'era stato poco prima.
Si, aveva organizzato proprio per bene. Sorrisi guardando verso di lei, conscio del fatto che finalmente avrei potuto approfittare di quest'occasione per potermi dare a lei non solo ormai fisicamente.
Arrivammo davanti ad una porta, probabilmente quella della nostra camera. Si voltò verso di me accennando qualcosa prima di aprire ed entrare tra quelle mura.
C'era un piccolo ingresso, che si apriva praticamente in due zone della camera. Verso sinistra si entrava in quello che era il centro del loft, mentre a destra affacciava direttamente in quella che doveva essere la camera da letto.
Era lampante la scritta fatta di petali di rosa blu e rosse, che erano disposte in modo da formare la parole "auguri", e quell'orsacchiotto gigante, che sembrava non aspettasse altro che noi, seduto sul letto con un fiore e una scatola tra le "zampe".
Non posso credere che te ne sei ricordata...L'avrò detto sì e no mezza volta...
Ero incredulo. A stento mi usciva la voce. Era la prima volta che qualcuno si era dato tanto da fare per me. Ancora meglio era la prima volta che qualcuno mi faceva sentire così.
Lei non avrebbe mai potuto capire che quello che faceva non l'avrei mai più dimenticato; che mi sarei lasciato scippare e trafiggere da tutte le sue attenzioni che un giorno, spero mai, se ci saremmo lasciati, avrebbero pulsato come ferite appena aperte.
Non volevo vederla in un modo così tragico, ma mi interessava poter mostrare quanto contavano tutte le sue azioni.
Peccavo di presunzione forse, ma ero io che amavo lei più di ogni altra cosa. Ed ogni giorno mi dava motivazioni sempre più valide a pro di questo sentimento.
Andava festeggiato con te...
Aggiunsi alla sua frase. Probabilmente era l'unica che poteva rendere quel giorno diverso. Finalmente avrei potuto spezzare la catena di compleanni solitari ed infelici, praticamente non festeggiati.
Mi stava regalando una nuova vita, un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di amare.
Non so se si notava il fatto che il cuore, il mio cuore, aveva praticamente smesso di battere. Forse nemmeno mi serviva più? Sopravvivevo per grazia divina, perchè di battiti nel petto non ne sentivo nemmeno l'eco.
L'abbracciai stretta, ancor di più quando la sentii chiamarmi "amore". Non l'aveva mai fatto. Nè io mi ero spinto a farlo per paura che semmai avessi fatto un passo più lungo della gamba, si sarebbe intimorita e non osavo nemmeno immaginare il seguito.
Credo che il mio essere troppo cauto ed imbranato non abbia fatto altro che rimandare e rimandare quello che già era chiaro. Era il mio difetto? Avrei tentato a tutti i costi di eliminarlo o quantomeno correggerlo.
E poi me l'aveva fatto promettere prima. Ci saremmo lasciati andare. E forse era proprio quello di cui avevo bisogno.
Grazie piccola...
Risposi con lo stesso tono disinibito che aveva usato lei, baciandole le labbra prima di vederla sfuggire dalle mie braccia.
Fu strano sentirmi parlare così. Come se quella frase non avesse sorbito alcun effetto in me. Come se non avesse preso a pugni il mio stomaco - certo, per quanto una frase possa farlo realmente- o perlomeno, come se non si fosse aperta una voragine al centro esatto del petto.
Aveva intenzione di farmi collassare. Ne ero sicuro, in quanto avevo cercato di tenerla, ma si era staccata da me come se quello non era "tutto".
La lasciai andare, restando lì a seguire i suoi movimenti e vedendola avvicinarsi all'orso prendendo quella scatola nera.
Ah per me gli sta bene...Mmm ha la faccia da Orazio...
Risposi mettendogli il primo nome a caso un pò brutto che mi veniva in mente.
Almeno non manca di...originalità...
Aggiunsi ridendo, visto il nome che credo non avrei mai dato ad un mio eventuale figlio.
Restai in silenzio a guardarla fremere, forse più di me, mentre mi fissava con il regalo tra le mani, in attesa che lo aprissi.
Non sapevo nemmeno se lo facevo per prolungare quel momento, se per guardarla ancora così eccitata o se era perchè mi andava semplicemente di torturare entrambi prima che lo aprissi.
Mi scappò una breve risatina, era più un tipo di sfogo per il mio nervosismo. Positivo però. Un tipo di nervosismo dovuto al fatto che quello era il giorno che avrei rivissuto con più piacere possibile.
Mi passò anche il biglietto, che decisi di aprire in contemporanea con la scatola, visto che c'eravamo.
Ok, la smetto e apro...
Dissi cercando di finirla con l'aumentare a dismisura quella tensione che mi stava logorando le pareti dello stomaco e non solo.
Nella scatola c'era un orologio. Conoscevo quel modello, ma c'era qualcosa che...Che veniva spiegata nel biglietto.
Dovevo dire che sapeva come colpirmi. O perlomeno, avrebbe colpito chiunque. Nemmeno ci avrei mai pensato a qualcosa del genere!!!.
Di tanto in tanto, mentre osservavo l'orologio, e nel frattempo leggevo quel biglietto, alzavo lo sguardo per incontrare il suo e mi guardava come per incentivarmi a terminare di leggere quello che c'era scritto.
Come indicato, alzai un ultima volta gli occhi, per incatenarli infine nei suoi.
Era stato decisamente tutto molto imprevedibile, inaspettato. Ma adesso io credevo di sapere cosa avrebbe detto. Non aspettavo altro che sentirglielo dire.
Come la parola chiave per sciogliere l'incantesimo, che più che tale si era rivelato essere quel mio blocco ormai svanito.
In una mano tenevo ancora la scatola e il biglietto, mentre l'altra che tenevo libera, si andò ad unirsi con quella di Blu.
E quando arrivarono, quelle parole, gliele sentii finalmente pronunciare per la prima volta.
Tre mesi in attesa di poter udire il suono di due sole parole. Importanti, liberatorie, esplicative.
Blu...
Se prima mi sentivo sull'orlo di una crisi cardiaco-nervosa adesso era il mio stato emotivo a risentirne. A stento riuscii a dire il suo nome. Forse solamente perchè dovevo pur espirare l'aria ce avevo inspirato. Ma altrimenti la voce se ne sarebbe andata siuramente a farsi un giro. Cosìcome la mia lucidità. Non potevo mica piangere!!!
Avvicinai il mio capo al suo, fino a che non furono abbastanza vicini da sfiorarsi pur mantenendo vivo il contatto visivo tra le nostre iridi.
Anch'io ti amo...Da morire...
Cercai di poggiare le cose che avevo in mano su un ripiano posto proprio dietro di me, per poter accarezzare il suo viso con la mano ormai liberata.
E prima che le mie labbra potessero cominciare a tremare come se il freddo le avesse avvolte e costrette ad arrendersi, le unii alle sue, cercando di rendere quello uno dei momenti più significativi e memorabili che abbia mai potuto vivere.
Con l'altra mano, ch tenevo congiunta alla sua, cercai di portarla dietro al suo busto, per poterla stringere contro il mio stesso corpo.
Quanto tempo avevo passato a pensare se fosse il caso o meno di dirglielo? Eppure quel momento da tempo temuto era passato così, in pochi secondi, perdendo tutto il terrore che mi aveva instaurato.
Si era trasformato invece in qualcosa di bello, e non di distruttivo come pensavo.
Speravo non si accorgesse di quanto ero emozionato, che per poco, non mi mettessi a fare il ragazzo sensibile che ero.
Mi staccai dopo poco, pur tenendo la mia fronte poggiata contro la sua.
Non so se riuscirò mai a farti capire quanto ti sono grato...Sei tutto per me...E non fai altro che rendermi consapevole di quanto sia fortunato ad averti trovata in quella cavolo di biblioteca...
Sorrisi riferendomi al nostro primo incontro. Così casuale ed imprvisto che quasi sembrava improbabile che tra noi potesse funzionare davvero.
Grazie per quello che fai per me...Grazie perchè sta rendendo questo giorno indimenticabile...
Mi distaccai ancora un pò per poterla guardar meglio in viso. Se quello era l'inizio non immaginavo come sarebbe potuta andare a finire.
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