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Il Bakumatsu - Versione stampabile

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Il Bakumatsu - ~Raziel~ - 29-02-2012

Il periodo chiamato Bakumatsu va dal 1853 al 1867 ed è l’ultimo periodo del Bakufu della famiglia Tokugawa. Nel 1868, a seguito della restaurazione del potere politico dell’imperatore (Tenno), il Giappone diventerà una monarchia costituzionale su modello delle monarchie europee. Il Bakumatsu fu un periodo di guerre civili sanguinosissime e anche un’epoca di profonda frattura tra il tradizionale passato e la modernità rappresentata dalla civiltà occidentale. Lo shogunato della famiglia Tokugawa era iniziato nel 1612 (battaglia di Sekigahara) con la presa di potere di Tokugawa Ieyasu.

Egli aveva imposto uno strettissimo controllo sociale e culturale sul paese, nell’ottica del quale era stato anche decisa una politica di totale isolazionismo ("sakoku"). Pertanto il paese per più di 200 anni non ebbe alcun contatto con l’esterno. Questo periodo è noto come Tokugawa-jidai ("jidai" = periodo) o Edo-jidai ( da Edo - l’odierna Tokyo - dove si trovava il quartier generale dei Tokugawa).

Tuttavia verso la fine del 1700 i paesi europei colonialisti e gli Stati Uniti d’America si erano fatti prepotentemente presenti in Estremo Oriente. Il millenario impero cinese era già stato piegato e costretto a stipulare i cosiddetti "trattati ineguali" che lo rendevano pesantemente condizionato a livello economico e politico alle potenze occidentali. La politica colonialista occidentale non si sarebbe fermata alla sola Cina perciò in Giappone iniziò a serpeggiare il malcontento e la paura di una prossima invasione (inevitabile data la superiorità dell’Occidente industrializzato).
Il bakufu dei Tokugawa, ormai al declino, non sembrava in grado di reagire alle pressioni, opponendo a volte un cieco rifiuto alle richieste di apertura dei diplomatici americani e inglesi, altre volte cedendo a trattati sconvenienti per il paese; forti degli eventi, i gruppi di oppositori dello Shogunato si fecero sempre più numerosi ed organizzati; tra questi alcuni erano favorevoli all’apertura, altri fermamente contrari. Ma furono soprattutto i tre grandi feudi giapponesi, Choshu, Tosa e Satsuma, che diedero il via alla rivoluzione per rovesciare l’ormai logoro governo militare e restaurare invece il potere politico dell’imperatore.

L’opposizione dei promotori di un nuovo governo guidato dall’Imperatore contro il governo retto dallo Shogun sfociò presto in guerra civile. Le principali fazioni in lotta erano quindi gli imperialisti, Ishin Shishi (lett. "fanatici della restaurazione"), guidati dai daimyo (signori feudali) dei tre grandi feudi, e le forze dello Shogunato, primi tra tutti le truppe scelte Shinsengumi ( lett. "nuovo corpo scelto").

Entrambe le fazioni erano formate da samurai di antica famiglia, ma a differenza delle precedenti guerre civili in questa ebbero molta parte le ideologie politiche e filosofiche. Molti dei samurai progressisti Ishin Shishi (termine tradotto anche come "samurai ambiziosi") combattevano realmente per una nuova prospettiva storica.

Allo stesso modo anche i samurai reazionari, fautori dello shogunato, erano animati da un forte spirito ideologico e morale. In ogni caso la rivoluzione Meiji segnò la fine della figura del samurai, che in uno stato moderno e non militare non aveva più motivo d’essere.



Ruroni Kenshin, manga ispirato agli Ishin Shishi
Per questo motivo le figure di questi ultimi samurai, di entrambe le opposte fazioni, sono molto famose e amate dal pubblico: attorno a loro sono fioriti un’infinità di romanzi, film e fiction storiche, persino manga e anime (il più famoso di tutti Rurouni Kenshin di Nobuhiro Watsuki). Comunque la forzata modernizzazione (sinonimo di "occidentalizzazione") salvò il paese dall’esser colonizzato e lo mise in grado di dialogare alla pari con le grandi potenze occidentali.

Quando nel 1853 la flotta comandata dal commodore americano Mattew C. Perry apparve nella baia di Tokyo con la sua kurofune ("nave nera") il consigliere Abe Masahiro fu incaricato delle trattative. Dopo secoli di totale assenza di dialogo, Abe fu colto impreparato e rimase schiacciato dalle pressioni interne ed esterne; accettò il compromesso di un patto commerciale con Perry ma allo stesso tempo armò l’esercito in vista dello scontro. Col patto di Kanagawa (1854) vennero concessi 2 porti aperti alle forze americane e l’isola di Shimoda (penisola di Izu) come sede del consolato americano; ad esso seguirono 5 anni dopo altri trattati molto favorevoli agli americani che rivelarono tutta la debolezza dello Shogunato.

Il malcontento che già serpeggiava contro lo Shogunato spinse Abe a cercare alleanze e appoggi nei daimyo "canaglia" (tozama ) e armando l’esercito comprando armi dagli olandesi (riforma Ansei,1854-56) e istituendo nuove scuole nelle quali militari olandesi istruivano i soldati giapponesi sulle ultime tattiche belliche. L’opposizione dei daimyo fudai costò il posto ad Abe, sostituito con Hotta Masayoshi. Il capo della fazione dissidente era Tokugawa Nariaki, ultranazionalista e capo delle forze di difesa nazionale, appartenente alla scuola neo-confuciana Mito che promuoveva la restaurazione del potere imperiale e la formazione di un impero mondiale guidato dalla divina dinastia Yamato. Nonostante l’opposizione interna nuovi patti furono stretti con gli americani, che ebbero sedi di rappresentanza anche a Edo ed Osaka ed ottennero l’extraterritorialità (ovvero non erano soggetti alla legge giapponese ma soltanto alla propria).

Questo costò a Hotta l’inimicizia dei daimyo più influenti e(Tenno) era stato esautorato d’ogni potere politico già dal XII secolo d.C., quando questo divenne totale appannaggio dell’elite militare; il vero capo politico del paese divenne allora lo Shogun (la massima carica militare) che instaurò un vero e proprio governo alternativo detto bakufu, "governo della tenda" (la tenda dell’accampamento militare). L’ imperatore rivestiva soltanto il ruolo di massimo sacerdote della religione di stato, lo Shintoismo (essendo diffusa la convinzione che la famiglia imperiale fosse di discendenza divina).
L’imperatore Meiji fu il simbolo del rovesciamento del governo militare dei Tokugawa. Grazie al fondamentale appoggio dei tre grandi feudi (Choshu, Tosa e Satsuma) tornò ad essere capo del paese (1868 - Meiji Ishin, "Restaurazione Meiji") e si fece promotore di una politica di apertura e modernizzazione. In realtà anche in seguito il "restaurato" potere politico dell’imperatore avrà sempre un peso marginale nel governo del paese, che passerà di fatto in mano ai tre grandi feudatari e ai loro alleati. di Tokugawa Noriaki, che rifiutò i nuovi accordi: Hotta cercò allora l’appoggio dell’imperatore, che venne coinvolto nuovamente nella politica del paese dopo secoli. Lo scontro si ebbe quando Noriaki, con l’appoggio dei daimyo shinpan e tozama, cercò l’appoggio della corte imperiale per far eleggere suo figlio Yoshinobu come nuovo shogun; i daimyo fudai riuscirono invece a far eleggere Tokugawa Yoshitomi, arrestarono Nariaki e suo figlio e fecero giustiziare il filosofo Yoshida Shoin (intellettuale e leader del movimento Sonno-joi che progettava una rivoluzione contro lo Shogunato e avversava i trattati con gli americani). Il nuovo Shogun firmò nuovi trattati con gli Stati Uniti e con altre cinque nazioni, decretando la fine dell’isolamento del paese.


RE: Il Bakumatsu - ~Raziel~ - 29-02-2012

La manifesta debolezza dello Shogunato e la sua divisione interna animarono i dissidenti, che negli anni ’60 (del 1800) iniziarono a passare all’azione: l’incidente Namamugi ( Namamugi Jiken, 14 settembre 1862) fu un eclatante attacco di un gruppo di samurai contro alcuni inglesi: il commerciante Charles Lennox Richardson fu ucciso per non essersi debitamente prostrato al passaggio del daimyo locale. (conosciuto anche come l’incidente di Kanagawa o il Richardson Affair) ; questo comportò una guerra-lampo tra Inghilterra e l’isola di Satsuma (Satsu-Ei Senso) col bombardamento di Kagoshima nel 1863 (che provocò pochi morti ma enormi danni alla città).Lo shogun fu perciò costretto ad accettare nuovi trattati commerciali sfavorevoli (1865);

Allo stesso tempo gli scontri con i dissidenti sfociïò in scontro aperto: nel 1866 uno squadrone punitivo del bakufu mandato a punire i dissidenti del Choshu (già c’erano gli accordi tra il feudo e l’imperatore per tentare il colpo di stato) fu aspramente sconfitto.

Allo stesso tempo gli scontri con i dissidenti sfociïò in scontro aperto: nel 1866 uno squadrone punitivo del bakufu mandato a punire i dissidenti del Choshu (già c’erano gli accordi tra il feudo e l’imperatore per tentare il colpo di stato) fu aspramente sconfitto. Nello stesso anno lo shogun Iemochi moriva, gli succedeva suo figlio Yoshinobu Tokugawa. L’anno dopo l’imperatore Komei moriva lasciando il trono al figlio minore Mutsuhito, più noto comel’imperatore Meiji. Yoshinobu (noto anche col nome di Keiki) divenne suo malgrado il capo del paese. Cercò di correre ai ripari invitando militari francesi per apprenderne le tecniche belliche, allo stesso tempo cerc� di riorganizzare il governo mantenendo la leadership dello Shogun su quella imperiale.
Ma il nuovo shogun si dimostrò ben presto debole e incapace di fronteggiare le pressioni: alcuni daimyo, temendo la crescente forza dei daimyo di Choshu e Satsuma e l’appoggio che l’imperatore Meiji dava loro, tentarono di promuovere una restaurazione del potere imperiale mediante un concilio: Yoshinobu accettò il piano nel novembre 1867, subito dopo aver saputo dell’ordine imperiale di rovesciarlo. Perciò rinunciò ufficialmente al suo titolo ma non al suo potere.

Ma i feudi di Satsuma, Choshu, Tosa e i loro alleati, scorgendo nell’accordo una scappatoia, si ribellarono e, occupato il palazzo imperiale, il 3 gennaio 1868 dichiararono la propria restaurazione (Ishin): fu l’imperatore stesso ad annunciarlo al paese. La reazione dello shogun non si fece attendere: 7 giorni dopo dichiara illecita la dichiarazione dell’imperatore e attacca la capitale e sede imperiale, Kyoto.

Gli Ishin Shishi (lett. "fanatici della restaurazione") erano i samurai imperialisti che di fatto provocarono l’inizio della nuova era, la restaurazione Meiji (Meiji Ishin). Non erano un gruppo unitario, tra loro vi erano sia gli accesi sostenitori del movimento Sonno Joi (anti-occidentale) sia i progressisti sostenitori di una politica di apertura e modernizzazione sull’esempio occidentale (così come tra gli alleati del Bakufu). La maggior parte di loro erano giovani samurai di basso rango, provenienti principalmente dai feudi di Choshu e Satsuma ma anche dai loro alleati di Hizen e Tosa.
Erano quasi tutti giovani tra i 18 e 35 anni (cosa che li rese tanto popolari nei romanzi) e molto poveri; tra loro vi erano anche civili, spesso i capovillaggio di piccoli paesi, che avevano particolare risentimento per il Governo: soprattutto tra gli Ishin Shishi del feudo di Satsuma era diffuso un forte sentimento di vendetta contro i soprusi del Bakufu, che si rifletteva nelle loro azioni spesso avventate e violentemente crudeli; un esempio su tutti il tentato incendio notturno dell’intera città di Kyoto (sventato all’ultimo istante dalla polizia governativa, gli Shinsen-gumi) che avrebbe causato la morte di gran parte della popolazione civile oltre che la distruzione della città.

Molti di loro morirono giovani nella sanguinosa guerra di Boshin, ma quelli che sopravvissero vennero ricompensati con posti di rilievo all’interno del nuovo governo Meiji. Gli Ishin Shishi era separati in due fazioni: politici e radicali.

I politici tentavano di conquistare i posti di potere all’interno delle proprie provincie, come Saigo Takamori. Affiancati a loro c’erano quasi sempre gruppi di fedelissimi imperialisti molto esperti nel combattimento, che si occupavano di proteggere il politico ad ogni costo. I radicali invece si occupavano di scardinare il governo con attentati terroristici, come l’assassinio del ministro Ii Naosuke.

Agli occhi degli occidentali erano questi gruppi terroristici ad avere il maggior potere, ma la rivoluzione fu portata in atto soprattutto grazie ai politici. Nel 1865 il pupillo del filosofo ultranazionalista Yoshida Shoin , giustiziato dal Bakufu, prese il controllo del feudo di Choshu. La debolezza del governo, che non fu in grado di sopprimere la rivolta, divenne allora evidente.
Infatti durante gli scontri gli Ishin Shishi riuscirono a impedire il passaggio nello stretto di Shimonoseki facendo fuoco sopra una nave britannica; l’incidente provoc� una guerra non dichiarata dell’Inghilterra contro la provincia di Shimonoseki, che fu presa ed occupata; anche il capoluogo della provincia di Satsuma, Kagoshima, fu attaccata dagli inglesi in risposta all’attentato. Il Bakufu chiese allora aiuto alle altre provincie contro Choshu, compresa Satsuma: quando Satsuma, in un secondo momento, si rifiut� di aiutare il governo, gli eventi precipitarono. Il culmine della lotta degli Ishin Shishi fu durante la guerra di Boshin, che si concluse con la vittoria di questi e la restaurazione del potere imperiale. Accanto agli eserciti regolari di ogni feudo rivoltoso, la parte del leone la fecero gli Ishin Shishi "irregolari" di Choshu, gli squadroni Shogi-tai.

La particolarità di questi gruppi era il fatto di esser formati soltanto in piccola parte di samurai (circa il 25%): il resto erano provenienti da varie classi, perlopiù poverissime, spesso contadini.Nonostante ciò, riuscirono a fronteggiare e sbaragliare le forze armate del Bakufu. Gli Shogi-tai vennero formati e personalmente reclutati da Takasugi Shinsaku, che comandava personalmente la squadra Kihei-tai. Takasugi Shinsaku, noto per essere un artista ribelle e un poeta, morì giovanissimo a causa della tubercolosi, aggravatasi a causa delle battaglie;

prenderà allora il comando della squadra Kihei-tai il suo amico e compatriota Yamagata Aritomo, che diverrà poi il primo ministro del nuovo governo Meiji.

Tra gli Ishin Shishi erano famosi i quattro leggendari Hitokiri (lett. "tagliatori di uomini") , considerati generalmente invincibili per le loro straordinarie capacità, conosciuti anche come "I Quattro Macellai" o "Il Giudizio Divino contro i nemici della Restaurazione" (infatti "Ten-chu" "giudizio divino", era il loro grido di battaglia). Tre dei loro nomi sono noti: Kawakami Gensai, Tanaka Shimbe e Izo Okada; sul quarto non ci sono certezze. Sembra fossero tutti sotto il diretto comando di Takechi Hanpeita, leader degli imperialisti del feudo di Tosa.