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Il Bakumatsu
#1

Il periodo chiamato Bakumatsu va dal 1853 al 1867 ed è l’ultimo periodo del Bakufu della famiglia Tokugawa. Nel 1868, a seguito della restaurazione del potere politico dell’imperatore (Tenno), il Giappone diventerà una monarchia costituzionale su modello delle monarchie europee. Il Bakumatsu fu un periodo di guerre civili sanguinosissime e anche un’epoca di profonda frattura tra il tradizionale passato e la modernità rappresentata dalla civiltà occidentale. Lo shogunato della famiglia Tokugawa era iniziato nel 1612 (battaglia di Sekigahara) con la presa di potere di Tokugawa Ieyasu.

Egli aveva imposto uno strettissimo controllo sociale e culturale sul paese, nell’ottica del quale era stato anche decisa una politica di totale isolazionismo ("sakoku"). Pertanto il paese per più di 200 anni non ebbe alcun contatto con l’esterno. Questo periodo è noto come Tokugawa-jidai ("jidai" = periodo) o Edo-jidai ( da Edo - l’odierna Tokyo - dove si trovava il quartier generale dei Tokugawa).

Tuttavia verso la fine del 1700 i paesi europei colonialisti e gli Stati Uniti d’America si erano fatti prepotentemente presenti in Estremo Oriente. Il millenario impero cinese era già stato piegato e costretto a stipulare i cosiddetti "trattati ineguali" che lo rendevano pesantemente condizionato a livello economico e politico alle potenze occidentali. La politica colonialista occidentale non si sarebbe fermata alla sola Cina perciò in Giappone iniziò a serpeggiare il malcontento e la paura di una prossima invasione (inevitabile data la superiorità dell’Occidente industrializzato).
Il bakufu dei Tokugawa, ormai al declino, non sembrava in grado di reagire alle pressioni, opponendo a volte un cieco rifiuto alle richieste di apertura dei diplomatici americani e inglesi, altre volte cedendo a trattati sconvenienti per il paese; forti degli eventi, i gruppi di oppositori dello Shogunato si fecero sempre più numerosi ed organizzati; tra questi alcuni erano favorevoli all’apertura, altri fermamente contrari. Ma furono soprattutto i tre grandi feudi giapponesi, Choshu, Tosa e Satsuma, che diedero il via alla rivoluzione per rovesciare l’ormai logoro governo militare e restaurare invece il potere politico dell’imperatore.

L’opposizione dei promotori di un nuovo governo guidato dall’Imperatore contro il governo retto dallo Shogun sfociò presto in guerra civile. Le principali fazioni in lotta erano quindi gli imperialisti, Ishin Shishi (lett. "fanatici della restaurazione"), guidati dai daimyo (signori feudali) dei tre grandi feudi, e le forze dello Shogunato, primi tra tutti le truppe scelte Shinsengumi ( lett. "nuovo corpo scelto").

Entrambe le fazioni erano formate da samurai di antica famiglia, ma a differenza delle precedenti guerre civili in questa ebbero molta parte le ideologie politiche e filosofiche. Molti dei samurai progressisti Ishin Shishi (termine tradotto anche come "samurai ambiziosi") combattevano realmente per una nuova prospettiva storica.

Allo stesso modo anche i samurai reazionari, fautori dello shogunato, erano animati da un forte spirito ideologico e morale. In ogni caso la rivoluzione Meiji segnò la fine della figura del samurai, che in uno stato moderno e non militare non aveva più motivo d’essere.



Ruroni Kenshin, manga ispirato agli Ishin Shishi
Per questo motivo le figure di questi ultimi samurai, di entrambe le opposte fazioni, sono molto famose e amate dal pubblico: attorno a loro sono fioriti un’infinità di romanzi, film e fiction storiche, persino manga e anime (il più famoso di tutti Rurouni Kenshin di Nobuhiro Watsuki). Comunque la forzata modernizzazione (sinonimo di "occidentalizzazione") salvò il paese dall’esser colonizzato e lo mise in grado di dialogare alla pari con le grandi potenze occidentali.

Quando nel 1853 la flotta comandata dal commodore americano Mattew C. Perry apparve nella baia di Tokyo con la sua kurofune ("nave nera") il consigliere Abe Masahiro fu incaricato delle trattative. Dopo secoli di totale assenza di dialogo, Abe fu colto impreparato e rimase schiacciato dalle pressioni interne ed esterne; accettò il compromesso di un patto commerciale con Perry ma allo stesso tempo armò l’esercito in vista dello scontro. Col patto di Kanagawa (1854) vennero concessi 2 porti aperti alle forze americane e l’isola di Shimoda (penisola di Izu) come sede del consolato americano; ad esso seguirono 5 anni dopo altri trattati molto favorevoli agli americani che rivelarono tutta la debolezza dello Shogunato.

Il malcontento che già serpeggiava contro lo Shogunato spinse Abe a cercare alleanze e appoggi nei daimyo "canaglia" (tozama ) e armando l’esercito comprando armi dagli olandesi (riforma Ansei,1854-56) e istituendo nuove scuole nelle quali militari olandesi istruivano i soldati giapponesi sulle ultime tattiche belliche. L’opposizione dei daimyo fudai costò il posto ad Abe, sostituito con Hotta Masayoshi. Il capo della fazione dissidente era Tokugawa Nariaki, ultranazionalista e capo delle forze di difesa nazionale, appartenente alla scuola neo-confuciana Mito che promuoveva la restaurazione del potere imperiale e la formazione di un impero mondiale guidato dalla divina dinastia Yamato. Nonostante l’opposizione interna nuovi patti furono stretti con gli americani, che ebbero sedi di rappresentanza anche a Edo ed Osaka ed ottennero l’extraterritorialità (ovvero non erano soggetti alla legge giapponese ma soltanto alla propria).

Questo costò a Hotta l’inimicizia dei daimyo più influenti e(Tenno) era stato esautorato d’ogni potere politico già dal XII secolo d.C., quando questo divenne totale appannaggio dell’elite militare; il vero capo politico del paese divenne allora lo Shogun (la massima carica militare) che instaurò un vero e proprio governo alternativo detto bakufu, "governo della tenda" (la tenda dell’accampamento militare). L’ imperatore rivestiva soltanto il ruolo di massimo sacerdote della religione di stato, lo Shintoismo (essendo diffusa la convinzione che la famiglia imperiale fosse di discendenza divina).
L’imperatore Meiji fu il simbolo del rovesciamento del governo militare dei Tokugawa. Grazie al fondamentale appoggio dei tre grandi feudi (Choshu, Tosa e Satsuma) tornò ad essere capo del paese (1868 - Meiji Ishin, "Restaurazione Meiji") e si fece promotore di una politica di apertura e modernizzazione. In realtà anche in seguito il "restaurato" potere politico dell’imperatore avrà sempre un peso marginale nel governo del paese, che passerà di fatto in mano ai tre grandi feudatari e ai loro alleati. di Tokugawa Noriaki, che rifiutò i nuovi accordi: Hotta cercò allora l’appoggio dell’imperatore, che venne coinvolto nuovamente nella politica del paese dopo secoli. Lo scontro si ebbe quando Noriaki, con l’appoggio dei daimyo shinpan e tozama, cercò l’appoggio della corte imperiale per far eleggere suo figlio Yoshinobu come nuovo shogun; i daimyo fudai riuscirono invece a far eleggere Tokugawa Yoshitomi, arrestarono Nariaki e suo figlio e fecero giustiziare il filosofo Yoshida Shoin (intellettuale e leader del movimento Sonno-joi che progettava una rivoluzione contro lo Shogunato e avversava i trattati con gli americani). Il nuovo Shogun firmò nuovi trattati con gli Stati Uniti e con altre cinque nazioni, decretando la fine dell’isolamento del paese.
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Il Bakumatsu - da ~Raziel~ - 29-02-2012, 05:17 AM
RE: Il Bakumatsu - da ~Raziel~ - 29-02-2012, 05:22 AM

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